Ma Solituda

Dormire senza respirare,
incontrare amici che da piccoli erano lì.
E da grandi erano lì.

Chiudi gli occhi e salta.
Questo mondo si è fermato giovedì.

Sorriso timido, parole piene.
Dovevi esserci anche tu.

Venerdì.

High

Crepe su fogli di carta colorata,
crepe di roccia che rubano le dita.

Crepe sul vetro, letto del mio naso,
crepe sul giardino, che crescono e inghiottono alberi.
Corrono tutte insieme, crepe disarmate.

Never Let Me Go

Luna Park vuoto, mezzanotte.
La ruota mi osserva e mi sfida immobile, luna piena e lucida mi incoraggia.

Avevo cavalli scuri dal pelo lungo dietro di me ogni volta che mi voltavo.
Criniere mosse e paraocchi con disegni antichi in rilievo.

Luci lontane limitano l’orizzonte e lo costringono a stringersi.
Suoni di onde su baie che ho solo immaginato.
Cavalli dal passo lento.

Ghiaccio nelle vene,
marmo liscio nelle spalle.
Mi siedo e guardo coreografie agitate.

Lo specchio mi racconta di sfumature nuove. Penombre e chiaroscuri cullano la mia convinzione.

Occhi scuri, morsi e calma.
Sono decibel che sprofondano nella mia pelle.
Polvere di terra rossa si alza in vortice.
Spirale sinuosa che mi imprigiona.
Vento caldo, sassi bianchi nelle vene.

Portone antico di corteccia scura,
disegni orientali scolpiti intorno,
mattoni quadrati in fila.
Occhi scuri che sprofondano nel mio stomaco.

Cavalli e criniere rimangono fuori dallo specchio.

Braccia al cielo. Urlo in silenzio.
Sono sulla sabbia senza toccarla.
Lacrime calde.
E, in ginocchio, rido.

Svefn G Englar

Microscopiche luci bianche mi ronzano intorno.
Freddie Mercury è seduto sulla poltrona nera del mio salotto e mi dice che sta aspettando qualcosa che cada dal cielo.
Cammino su frequenze calde e asciutte, intorno a me iris e nebbia mentre la credenza si scioglie.

Due pergamene di cannella nel quadrante crepato si muovono a segnare le nove del mattino.
Fai entrare quella zebra che ci guarda. A me sembra voglia entrare.

Gli archi cominciano a sussurrare, i colibrì si staccano dalle pareti.
A rallentatore.

Sono in grado di fare da me.

Polaroid in bianco e nero mi escono dalle tasche, a piedi nudi avanzo cauta.
Non ho freddo. Ho detto che non sento freddo.

Puoi spegnere le luci, per favore?

Lurgee

E’ camminando a passo svelto che si trovano le risposte. Me lo ripeto sempre.
Fatico a trovare il ritmo, in testa una giostra assordante e luminosa, origami tra le mie dita.

Più veloce.

Disegno contorni con gli occhi, traguardi lontani salutano e aspettano.
Luce bianca di fianco, luce gialla davanti.

Rumori ovattati prendono rincorsa e rimbalzano, implorano pietà al cancello.
Sono sola.

Ombre critiche mi osservano, origami tra le foglie di spettatori pazienti.
Trecce di pensieri partono dal sole alle 19 e si inchinano al mio passaggio.

Più veloce.

Asfalto complice, cascate d’acqua silenziose e regolari pronte a partire.
Gambi di rose nelle tasche dell’anima bussano ad ogni passo.

Sciolgo nodi distorti, spengo colpe e sassi.
Origami nel mio orgoglio.

 

Chloe Dancer (Crown of Thorns)

Non impari mai la lezione.
Calpesti semitoni in punta di piedi, guardi in alto e sorridi.

Forse è la volta buona.

Sullo sfondo foto in bianco e nero rubano l’aria alla stanza,
piccoli mondi che osservano e biasimano.

Hai mai sentito parlare di sogni?

E’ tutto ciò che sei.

Sei disarmo e stupore, alba e freddo.
Sei frequenze medie e lampi.
Legno chiaro e sudore.
Calamita di voci, apnea lenta.

Te ne rendi conto, vero?

Silent all these years

 

Tanto affanno per arrivare, in una strada con l’orizzonte che si muove con te.

Notti scure a sentire freddo senza reagire.

Quindi sei di nuovo al punto di partenza?

Posso dirti cosa penso? Posso dirti cosa ho capito?

Mentre cerchi rifugio nei suoni familiari che ti danno certezze, nei tessuti caldi che ti hanno inghiottito.

Speri buio e senti luce.

Scrivi parole appuntite su fogli di carta che qualcuno ha piegato per te, dove le righe sono prigioni, dove l’inchiostro è marea.

E la vita è appena iniziata.

Devi perdonarmi se non sono arrivata prima,

ci ho messo molto tempo. Ti ho cercata e nessuno sapeva dov’eri.

Quelle mani che raccolgono trifogli parleranno molte lingue, i riccioli svaniranno come tempera nella pioggia.

Nessuno salta senza trattenere il respiro.

Scrigni preziosi prendono posto nella tua mente, chiusi da lucchetti di vetro. Come potevi sapere tu?

Adesso sai di essere diamante.

Ci ho messo molto tempo ad arrivare, puoi perdonarmi?

 

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